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Citrini scopre il business di tokenizzare il mondo

Redazione|18 ottobre 2026

Citrini scopre il business di tokenizzare il mondo

Un rapporto di 79 pagine intitolato “Breaking the Wall” ha convinto Wall Street che le blockchain finalmente hanno uno scopo. Citrini Research, società più nota per parlare di tecnologia e tendenze che per difendere le cripto, sostiene che la tokenizzazione dà all'industria la sua ragione di esistere.

La tesi è che azioni, obbligazioni, credito e fondi si stanno spostando onchain e che lì non si tratta più solo di negoziare Nvidia alle due di notte di una domenica. L'argomento interessante è che un asset tokenizzato si comporta come software: passa tra applicazioni, funge da garanzia e contro di esso si eroga credito senza che ogni piattaforma ricostruisca custodia e regolamento da zero.

Arthur Hayes, cofondatore di BitMEX, lo ha riassunto con meno poesia: prendere un titolo che vive già in un database digitale e registrarlo altrove suona come “migliore contabilità, grazie”. La sua domanda è l'unica che conta: dove si guadagna davvero denaro con questo.

Le risposte puntano ai sospetti di sempre. Chi fornisce infrastruttura incassa il pedaggio, le piattaforme con clienti come Coinbase e Robinhood si tengono la distribuzione, e i beneficiari più appiccicosi compaiono dopo, quando l'asset è già onchain e inizia a essere prestato o usato come collaterale.

Grayscale punta al semplice: comprare le reti che ospitano questi asset, oggi Ethereum, BNB Chain e Solana. Nessuno ha dato cifre sui ricavi, perché il mercato, come ammettono, resta minuscolo. Quando la festa sarà finita, il denaro sarà rimasto ancora una volta nello stesso pugno di intermediari che non si sporca mai le mani.