
Il VIX è salito del 21,5% venerdì, fino a 19,99, mentre l'S&P 500 scendeva dell'1,09%. È il maggior balzo giornaliero dell'indice della paura dal 5 giugno. Gli operatori hanno comprato opzioni e il mercato si è innervosito. Fin qui, il solito.
Il problema del panico del venerdì è che va a dormire e non torna. CoinDesk ha esaminato i dati da gennaio 1990 e ha trovato 32 venerdì in cui il VIX è salito del 20% o più. Il lunedì successivo è sceso in 25 di quei casi ed è salito solo in sette. Il calo mediano del lunedì è stato del 4,5%, e un mese dopo l'indice era più basso in 25 dei 32 episodi. La stagionalità rema nella stessa direzione, perché il VIX è calato a novembre in 25 degli ultimi 36 anni.
La cosa curiosa è che alcuni hanno scommesso sul contrario. Secondo CNBC, ci sono stati acquisti di 9.200 call del 18 novembre a strike 20 per 1,7 milioni di dollari, e 12.500 call a strike 23 per altri 1,1 milioni. La scommessa è che il VIX chiuda sopra 23 nella terza settimana di novembre, cioè che la paura regga.
Il bitcoin, intanto, non si è nemmeno scomposto. È rimasto sopra gli 80.000 dollari per tutto il fine settimana, dentro il suo range di sempre, e il suo indice di volatilità, il BVIV, si è mosso appena ed è rimasto sotto il 40%. Poiché il bitcoin è l'unico asset macro quotato sabato e domenica, la sua calma di solito anticipa come aprirà lunedì la borsa tradizionale. Su Polymarket c'è solo il 9% di probabilità che la bolla dell'IA scoppi quest'anno.
Niente di tutto questo garantisce un lunedì tranquillo. In sette dei 32 casi il VIX ha continuato a salire con forza lunedì, e l'indice resta sotto 20, un livello che ha superato in più di un terzo dei giorni dal 1990. Lo spavento è già prezzato. Ciò che decide il lunedì non è la paura, è chi vende per primo.