19 °C Montevideo Lunedì 19 ottobre 2026

Home›Opinione

La farsa destra-sinistra

Redazione|27 febbraio 2026

La farsa destra-sinistra

La dicotomia tradizionale tra destra e sinistra è ormai superata. Non rappresenta più il vero asse del conflitto politico contemporaneo. Al suo posto si è stabilita una frattura molto più profonda: popolo contro élite.

Le vecchie categorie ideologiche: conservatori vs progressisti, liberali vs statalisti, servono oggi principalmente come strumenti di distrazione di massa. Permettono alle classi dirigenti di mantenere l’illusione di una democrazia pluralista, mentre il dibattito resta confinato su temi secondari (aborto, armi, identità di genere, imposte marginali) che dividono il popolo ma non toccano mai il cuore del potere: chi controlla realmente le leve economiche, finanziarie, mediatiche e normative del mondo occidentale.

Il vero conflitto è tra chi subisce le conseguenze delle decisioni (lavoratori, classi medie impoverite, piccoli imprenditori) e chi le prende dall’alto (oligarchie finanziarie, tecnostrutture sovranazionali, grandi corporation, burocrazie non elette). Siamo come formiche in un terrario: osservate, studiate, gestite da élite che si coordinano al di sopra dei nostri confini nazionali.

Un esempio lampante viene proprio dall’Europa e dalle sue leggi sul controllo delle opinioni online. Il Digital Services Act (DSA) obbliga le grandi piattaforme a eliminare rapidamente contenuti definiti “illegali”, tra cui “discorso d’odio” e “disinformazione”. Termini vaghi, interpretati dalle autorità europee e dai “trusted flaggers” vicini alla Commissione. Nel 2025-2026 la Commissione ha multato piattaforme come X per non aver censurato abbastanza, con workshop dell’UE che etichettano frasi come “we need to take back our country” come “discorso d’odio codificato”. Il Code of Conduct on Countering Illegal Hate Speech e il Code of Practice on Disinformation, integrati nel DSA, spingono a modificare algoritmi globali per prevenire “rischi sistemici” per la democrazia, definiti però dalle stesse élite. Discorsi scomodi su migrazioni di massa o politiche verdi imposte dall’alto vengono silenziati, non per combattere il razzismo reale, ma per impedire che il dissenso popolare si organizzi.

Ancora più rivelatore è ciò che accade quando destra o sinistra vincono le elezioni: una volta al potere, si trasformano nella stessa identica cosa. In Italia, Giorgia Meloni e il suo governo, eletti nel 2022 con promesse di sovranismo, blocco navale, stop all’immigrazione illegale, flat tax estesa, superamento della Fornero, dopo tre anni e mezzo di governo, nel 2026 appaiono sempre più allineati al mainstream europeo. Hanno recepito il Patto UE su migrazione e asilo, approvato decreti che prorogano divieti temporanei ma non bloccano realmente i flussi (arrivi stabili o in lieve calo solo in certi anni, ingressi regolari aumentati via click day), mantenuto l’invio di armi all’Ucraina, accettato le regole fiscali UE, ritardi sulla flat tax e sulle riforme pensionistiche promesse. Critiche da destra e sinistra parlano di “promesse tradite”, “metamorfosi”, “trasformismo del potere”: il sovranismo di opposizione si converte in gestione pragmatica una volta dentro il sistema. Non cambia nulla di sostanziale nella vita quotidiana degli italiani, con salari reali in calo, crescita zero e debito alto, e le politiche restano dentro il paradigma globalista.

Lo stesso vale in molti paesi: governi “di destra” finiscono per adottare misure di centrosinistra (o viceversa) su austerità, atlantismo, transizione verde imposta, cessione di sovranità. La destra e la sinistra tradizionali sono diventate comparse di questo teatro. Entrambe accettano il paradigma globalista, la finanziarizzazione dell’economia, l’immigrazione come dogma gestito dall’alto. Chi devia viene emarginato.

Il populismo, demonizzato, è la reazione istintiva di popoli che sentono di non contare più nulla. Che sia identitario o anti-corporativo, esprime lo stesso rifiuto: non vogliamo più essere pedine di un’élite transnazionale che decide al nostro posto.

Finché non riconosceremo che il nemico non è l’“altro” allineato, ma chi sta sopra la scacchiera, continueremo a combattere tra formiche mentre i giganti ridisegnano il nostro mondo.