
Il IX Vertice UE-CELAC tenutosi a Santa Marta è stato presentato come un simbolo di cooperazione tra continenti, un presunto sforzo per rinnovare i legami tra Europa e America Latina. Dietro il discorso diplomatico e i sorrisi ufficiali si nasconde una realtà scomoda: è la stessa Unione europea che, con la sua doppia morale e la sua arroganza istituzionale, sta contribuendo a erodere le fondamenta della democrazia che dice di difendere.
L'Europa non esporta più libertà né principi repubblicani; esporta burocrazia, censura e un modello politico che soffoca la sovranità popolare sotto il peso dei tecnocrati. L'UE, che in altri tempi si ergeva a riferimento morale di fronte ai totalitarismi, oggi si è trasformata in un conglomerato di élite sconnesse che dettano da Bruxelles come devono pensare, produrre e perfino parlare i popoli. Non sono le dittature a minacciare la democrazia in questo contesto: è la stessa Europa, trasformata in un impero amministrativo, a ucciderla lentamente in nome del progresso.
L'incontro con la CELAC è un esempio perfetto di questa decadenza. Sotto la retorica del “multilateralismo” e del “dialogo tra pari”, l'UE pretende imporre le sue agende su cambiamento climatico, digitalizzazione o ideologia di genere, senza ammettere dibattito né dissenso. La diversità di visioni politiche e culturali diventa un ostacolo che deve essere corretto, non rispettato. Invece di tendere ponti autentici, Bruxelles cerca di espandere il suo modello uniformante, esigendo adesione a norme che non nascono dalla deliberazione democratica, ma dal consenso chiuso di burocrati e lobby.
Mentre si accusano i governi latinoamericani di autoritarismo, l'Unione europea applica in casa gli stessi metodi che critica fuori: controlla l'informazione mediante meccanismi di censura digitale, restringe la libertà economica sotto un manto “verde” che impoverisce i produttori, e criminalizza il dissenso politico in nome della “sicurezza democratica”. La democrazia europea non si basa più sul voto libero né sulla rappresentanza nazionale, ma sull'obbedienza a strutture sovranazionali che nessuno ha eletto.
Così, il vertice non legittima le tirannie altrui: legittima la tirannia propria. Quella di un'Europa che, incapace di accettare il proprio declino, si aggrappa alla sua superiorità morale mentre rinnega la sovranità dei popoli. Pretende insegnare democrazia, ma pratica la manipolazione istituzionale; predica i diritti umani, ma mette a tacere chi mette in discussione i suoi dogmi; parla di libertà, ma promuove la dipendenza economica e politica dei suoi partner.
La vera minaccia per la democrazia non viene dai governi latinoamericani con le loro contraddizioni, ma dal cinismo europeo che la riduce a un rituale vuoto. Ogni volta che l'UE si siede a negoziare senza autocritica, ogni volta che esporta il suo modello burocratico mascherato da civiltà, ciò che fa è uccidere un po' di più l'essenza della democrazia: la volontà del popolo libero di decidere il proprio destino.