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Svizzera: il paradiso della privacy diventa un bordello di sorveglianza

Redazione|30 luglio 2025

Svizzera: il paradiso della privacy diventa un bordello di sorveglianza

Ti suona quella favola svizzera? Quella dove le Alpi brillano, i laghi sembrano di vetro e tutto è pace, cioccolato e neutralità. E dove, in teoria, la tua privacy era sacra, intoccabile, più protetta dei lingotti della banca centrale. Beh, mandala a fanculo, perché la Svizzera ha buttato tutto questo nel cesso. E Proton, una delle poche aziende che prendeva davvero sul serio la tua privacy, ha detto “ne ho piene le palle” e se ne va.

Sì, Proton, il servizio che non vendeva i tuoi dati, che non ti spiava, che non succhiava la tua IP né quella del tuo cane. Quello nato al CERN, con scienziati che credevano che Internet dovesse essere un rifugio, non una cella. Loro sì che la prendevano sul serio. Ma certo, arriva il 2025 e la Svizzera si arrapa con la sorveglianza totale. E tutto va a puttane.

L'inferno ha sigle: SCPT 2025

L'inferno in questione arriva mascherato con lettere eleganti: SCPT 2025. Una “revisione” legale che, tradotta in italiano semplice, significa questo: se la tua piattaforma ha più di 5.000 utenti, lo Stato ti obbliga ad aprire le gambe e a lasciargli infilare un tubo diretto nei tuoi server. Senza ordine del giudice. Senza filtri. Senza chiedere permesso. Gli dai i tuoi metadati in tempo reale, come chi vomita ogni secondo della propria vita.

La tua IP? Per loro.
A chi scrivi? Per loro.
Dove sei? Per loro.
Volume di dati? Anche.

Tutto questo viene caricato su server esterni, nel caso un giorno gli venga voglia di controllare la tua cronologia e decidere che sei “sospetto”. Come se ogni email fosse un crimine in potenza.

E come se non fosse già abbastanza distopico, vogliono inserire algoritmi di analisi automatica. In pratica: che un robot decida se quello che fai sembra strano. Usi una VPN? Sospetto. Invii qualcosa cifrato? Peggio. Non usi Gmail? Chiaramente terrorista. La tipica logica del “se hai qualcosa da nascondere, è perché qualcosa di sbagliato stai facendo”, versione fascismo digitale.

Proton: l'unico con le palle in questa storia

Mentre gli altri tacciono o si inginocchiano, Proton fa quel che va fatto: se ne va. Si porta via i suoi server, i suoi ingegneri, i suoi investimenti. Va in Germania e Norvegia, paesi che, per ora, rispettano ancora che uno ha diritto a non essere osservato come una blatta sotto il microscopio statale.

Perché la Germania? Perché la sua corte costituzionale ha già mandato a fanculo leggi di sorveglianza di massa più di una volta. E la Norvegia? Perché applicano il RGPD, hanno elettricità pulita e non governa nessun idiota che vuole uno specchio in ogni angolo.

E la Svizzera… resta con la faccia da scemo, a guardare uno dei suoi maggiori riferimenti tecnologici che se ne va per essersi fatta troppo furba.

“Privacy svizzera”: quella barzelletta che non fa più ridere

La famosa “privacy svizzera”, quella frase che adornava le sue campagne, i suoi prodotti, le sue fottute scatole di biscotti, non significa più nulla. È diventata una barzelletta. Privacy? Dove? Con un tubo statale infilato in ogni server? Che non rompano.

E il peggio è che non è casuale. Questo non è un errore, né un eccesso temporaneo. È politica statale. È intenzionale. È il tradimento assoluto. È la Svizzera che dice: “Preferiamo controllare la nostra popolazione che proteggere la sua libertà”.

E quando perfino altri fornitori svizzeri come Infomaniak iniziano a difendere la sorveglianza “perché aiuta gli investigatori”, sai già che il cancro è dentro. Perché quando qualcuno dice che Proton va “troppo oltre” con la privacy, in realtà sta dicendo: “mi piace che lo Stato mi sorvegli perché così mi sento al sicuro”. Come se vivere sotto sorveglianza fosse normale.

La scusa: “lottare contro il crimine”

È sempre la stessa merda. Il terrorismo, i criminali, la pornografia infantile. Le scuse di sempre per giustificare leggi che quello che fanno è fotterti, a te, al cittadino comune, a quello che non ha niente da nascondere ma non vuole nemmeno essere guardato quando caga.

E inoltre, certo, costa meno. Per lo Stato, esternalizzare la sorveglianza conviene più che mandare 1000 richieste giudiziarie all'anno. Meglio che tutto scorra diretto. Come una cloaca.

E per finire, hanno un tribunale federale che già nel 2018 ha detto che “la conservazione massiva dei dati è compatibile con la Costituzione”. Perché certo, se la legge non gli dà ragione, la torcono finché non gliela dà.

E adesso cosa succede?

Proton non aspetta che cada il martello. A settembre avrà già i suoi server IA funzionanti fuori dalla Svizzera. E per il 2030, l'esodo sarà quasi totale. Gli investimenti, i dischi rigidi, il talento: tutto fuori. Perché se ti puntano una legge al cuore del tuo business, non ti resta altro che andartene.

E nel frattempo, la Svizzera continua la sua marcia verso l'abisso. Perché questo non è solo perdere Proton. È perdere la fiducia. Quella cosa invisibile che fa sì che la gente scelga i tuoi servizi. Che faccia sì che investano, che condividano dati, che usino le tue piattaforme. Senza quella, sei morto.

Conclusione: quando un paese si vende, si nota

La Svizzera ha deciso di mettersi al livello dei regimi più cinici del pianeta, e Proton ha avuto le palle di impuntarsi. Non hanno pianto. Non hanno negoziato. Hanno fatto quello che si fa quando un posto tradisce la sua essenza: se ne vanno. E non solo se ne vanno: lo gridano. Lo denunciano. E dicono al mondo: “Qui non ci si può più fidare”.

La domanda è semplice: a chi cazzo affiderai i tuoi dati? A un paese che ti spia di default? O a uno che ancora capisce che la privacy non è un lusso, ma un diritto?

Perché oggi è stata la Svizzera.
Domani può essere la tua.
E quando vorrai reagire, sarà già tardi.